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Elena Lionello... Bilancio Stagione 2014-2015

Tra qualche settimana inizia il Circuito di coppa del mondo FINA 2016.

Prima di affrontare le sfide di un nuovo anno è sempre bene guardarsi indietro e riflettere sul passato.

Definirei l’anno agonistico 2014-2015 emozionante ma combattuto: venivo da un periodo difficile dal punto di vista fisico che ha reso la prima parte della preparazione un po’ difficile. Sempre sballottata tra lavoro e piscina non sono riuscita a partecipare alle gare internazionali in programma nei primi mesi del 2015 e ho iniziato le gare in acque libere con i campionati italiani che quest’anno si sono svolti nelle acque del lago di Albano a Castelgandolfo tra la prima e la seconda settimana di giugno: una 10 km per rompere il ghiaccio in attesa della 25 km, distanza a me più congeniale. Gara sofferta per l’alto livello dei partecipanti, per il tipo di percorso, la modalità e tempistica dei rifornimenti e per le condizioni meteo, tutt’altro che favorevoli (vento incessante e onde via via più complicate con il passare delle ore): sesto posto parecchio sudato.

Tra giugno e luglio ho partecipato alle solite gare di fondo e mezzofondo del circuito alto adriatico a Chioggia, Monfalcone e Caorle. Sempre divertenti per il numero di partecipanti e occasione di rivedere ogni anno amici anche lontani. Bilancio del circuito positivo: primo posto.

Da fine luglio in poi sono iniziate le vere gioie e i veri dolori dell’anno. Non contenta delle solite gare, forte della bellissima esperienza della Capri-Napoli della stagione precedente e con la voglia di trovare nuovi stimoli dopo che da ormai 4 mesi mi ritrovavo ad allenarmi da sola, ho deciso, contro l’opinione di tutti, di partecipare alle ultime 3 gare del Grand Prix di coppa del mondo FINA. Sempre accompagnata da mia cugina per i rifornimenti, sono partita prima per Roberval (Canada, 32km), poi per Ohrid (Macedonia, 33km) e poi per Napoli (36 km).

Del Canada vi ho già raccontato: è stata la gara più dura ed emozionante della stagione. Ho conosciuto gente meravigliosa, ho rafforzato la mia amicizia con amici/avversari che già conoscevo provenienti da tutto il mondo, ho lottato contro me stessa, il mio corpo e la mia mente, e contro le condizioni meteo peggiori in cui un nuotatore di acque libere si può imbattere. La soddisfazione di toccare quel tanto atteso arrivo è indescrivibile: stremata dalla fatica, sfigurata dai 15-16 gradi delle acque rosse del lago, appoggiare la mano sul tabellone davanti a centinaia di persone mi ha dato quel calore, quell’emozione e quella gioia che mi hanno spinta a voler fare le altre gare del Grand Prix. Ha dato il senso ad una stagione sofferta psicologicamente, incrementato la voglia di combattere e di trasmettere agli altri questa emozione.

Qualche giorno dopo il rientro dal Canada mi è insorto un problema all’occhio destro: un’infezione che mi ha impedito per diversi giorni di entrare in acqua e ha messo a rischio il mio stesso occhio. Sapevo di dover preparare ben 2 gare internazionali, i medici mi avevano tassativamente vietato di entrare in acqua mettendo in dubbio la mia partecipazione ad entrambe le gare. Ho continuato ad allenarmi a secco, facendo solo gambe e remate in acqua con la testa fuori per non perdere del tutto l’acquaticità. Periodo di tensione notevole, volevo allenarmi ma non potevo farlo adeguatamente, sognavo le ultime due gare di coppa del mondo in Macedonia e Capri, ma sapevo che fino a poche ore prima della partenza non avrei saputo se avessi potuto gareggiare o meno. La mia voglia di affrontare quelle competizioni era tale che avevo perso di vista la cosa più importante: rischiavo di perdere parzialmente la vista se non addirittura l’occhio. Il giorno prima della partenza i medici, consultandosi tra loro, hanno deciso di fare un’eccezione al loro protocollo e di farmi gareggiare, con le dovute precauzioni. Sono quindi partita con mia cugina con destinazione il lago di Ohrid, Macedonia. Lago bellissimo in un contesto che mi riportava a decine di anni fa. Ho rivisto i miei amici/avversari, che mi hanno sostenuto prima, durante e dopo la gara visto il mio problema. Non sarebbe stata una gara semplice: non mi ero allenata adeguatamente e dall’occhio destro vedevo molto poco, ma quella era una gara fondamentale per poter terminare il Grand Prix. Le cristalline acque di Ohrid si sono rivelate tutt’altro che semplici: problemi di comunicazione con i drivers delle barche che parlavano rigorosamente solo macedone, problemi di visibilità e numero delle boe e come se non bastasse da prima di metà gara inaspettate onde non facili da gestire. Tra le mille peripezie ho concluso all’ottavo posto.

Meno di una settimana per recuperare dagli acciacchi di 33 km di gara ed era già ora di solcare le acque tra Capri e Napoli. Gara sempre emozionante per un’italiana, anche perché si trattava della finale del grand prix. Mare come di consueto non facile. Dopo i primi km nuotati in gruppo ognuno era libero di scegliere la propria rotta. Ho nuotato sola per qualche altro km poi all’orizzonte ho visto la barca dell’argentina Rita Vanesa Garcia, l’ho recuperata e dopo qualche metro nuotato insieme ha deciso di cedermi il passo e mettersi in scia. Ho cercato più volte di staccarla, ma il tipo di mare favoriva certamente lei in scia piuttosto che la mia fuga. Quindi dopo 34km, Vanesa, sicuramente più riposata di me, mi ha affiancata e passata, toccando il traguardo prima di me. Da subito ero rammaricata per la dinamica di gara…avevo sbagliato strategia, avrei potuto modificare l’integrazione per reggere lo strappo finale della mia avversaria? Forse si, forse ho dato troppo nel momento sbagliato, ma era così forte la voglia di provarci che mi sono giocata il tutto per tutto. Questa volta è andata così, l’ennesimo ottavo posto. Presto l’amarezza si è trasformata in gioia e divertimento, festa di fine grand prix in hotel: ore trascorse con dei ragazzi fantastici a giocare, parlare e scherzare in tutte le lingue. Orgogliosa di un ottavo posto nella classifica finale del grand prix con 3 gare su 5, ma ancora più orgogliosa e soddisfatta per il valore umano di queste competizioni: siamo un gruppo affiatato, nuotiamo per amore, lottando contro gli altri, ma soprattutto contro noi stessi. Indipendentemente dal risultato di ciascuno alla fine facciamo festa e ci divertiamo insieme e ogni volta prima della partenza ci salutiamo con il sorriso dandoci appuntamento alla prossima gara. È per questo che sono orgogliosa di questo sport.

Per quanto riguarda i risultati la fatica della stagione è valsa un ottavo posto nel ranking mondiale grand prix FINA, un primo posto in classifica nazionale di gran fondo e un ottavo posto nel fondo.

La stagione 2015-2016 è iniziata con 4 giorni di gare a Dakhla in Marocco, una bellissima trasferta dal 30 novembre al 6 dicembre. Campo gara molto suggestivo tra oceano e deserto, 25 km a tappe suddivise in 4 competizioni da 5-6-10-4 km. Il punto di arrivo di una gara era il punto di partenza della successiva e ogni giorno abbiamo trascorso la notte in villaggi diversi o bivacchi tra le dune. Nonostante fosse la prima edizione l’organizzazione era quasi impeccabile e tutti i collaboratori e gli atleti si sono rivelate persone fantastiche. L’acqua 17-18 gradi consentiva l’uso della muta ma io ho partecipato all’evento per valutare location e condizioni su incarico della Federazione Internazionale, pertanto ho gareggiato in costume, come da regole FINA. Primo giorno impegnativo per onde, corrente e visibilità. Il fondale basso e sabbioso rende l’acqua particolarmente densa e l’assetto senza muta un po’ particolare ma è la caratteristica che rende suggestiva e inusuale la location. Ho concluso la competizione al primo posto femminile e quinto assoluto con tre primi posti nella classifica donne e un secondo per un errore di boa che mi ha costretta ad un cambio percorso nella gara più breve. È stata un’esperienza unica per le persone che ho incontrato e per i luoghi emozionanti.

Con la consapevolezza che si può sempre migliorare affronterò la nuova stagione nazionale ed internazionale forte degli errori e delle soddisfazioni passate, cercando di essere più competitiva possibile.

Prossimo appuntamento: prima tappa di coppa del mondo Santa Fe-Coronda (54km), 7 febbraio.

Ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuta e sopportata nella stagione passata e lo faranno in quella alle porte. Come sempre grazie all’Adria Nuoto che, anche se la scorsa stagione non è stata la mia società di appartenenza, mi è sempre stata vicina.

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